ho ceduto alla presunzione
di trovarla fra gli strascichi d'innumerevoli notti.
Assopito, accasciato in me stesso,
mi grava il respiro - rantolo -
eppure sono sazio
e rutto ogni mia corruzione.
Addosso mi scroscia la pioggia,
mi lambisce le viscere,
mentre fredda infittisce il mio pianto,
insozzandomi svelta.
E si schianta sull'asfalto,
che avrà sgretolato fra un'eternità
(se la ride la mia carne
che sarà già sciolta).
Non c'è verso
che possa sublimare questa pioggia,
come essa col mio silenzio,
non c'è verso!
Così non godo più di simili istanti,
ne ho noia, ora mi nausea;
perché so di non essere
più in grado d'esaltarmi
per tanto dolore.
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