i-Ku

7 ottobre 2013

Dulcis in profundo

Da buon maligno, cerco Lucifero,
che possa indicarvi, seppur fievolmente, un sentiero  verso un antro di putrescenza.
Eh sì, dedico a voi due questi semplici versi,
che possano essere sentiti ovunque!
La dedico a te che hai sempre preteso un po' troppo da me,
piccola e incapace di ricevere e di ringraziare,
polla di veleno per il quale non ebbi rimedio;

e la dedico a te, iena, che hai banchettato col suo cadavere,
credendo di avermelo sottratto con astuzia.
No, sbagli,
semmai lo avanzai:

ero sazio, disperato, avvilito
ed esausto.

Permettimi questa magra consolazione.
Ho assistito all'erezione di quel tuo tempio di certezza,
edificato nella sabbia della menzogna.
Ora assisto alla sua demolizione.

Non ho nulla da perdere,
poiché l’ho già perso.

Ah, come mi rincuorasti tu, viscido,
che di donne come lei, intrise d’oscurità e rivestite d’aghi,
in eterno conflitto tra Eros e Thanatos,
donne che ti succhiano ogni Energia;
tu, che di donne come lei ne avevi avute tante,
mi consigliasti d’abbandonarla,
a se stessa.

L’avevo già deciso;
d'altronde lei m’aveva già perso.

Tu attendesti poco in compenso.
E con suadenti paroline di velluto,
subito t’insinuasti fra le sue umide grazie.
Ah la Magia, mera circonvenzione d’incapaci!
Anche a te poi ha succhiato l’Energia?

Tu che nella tua effimera vita ti vanti di ricercare chissà quali verità,
spiegami, spiegami perché hai seminato
allora soltanto menzogne.
D'altronde, come sostieni, tu solo conosci il vero Amore,
a differenza mia, stereotipo di me stesso,
ch’amo amar l’amor feroce ch’ammorba chi d’amor si vuol turbare,
al fine d’affollar qualche stanza col suo verso,
abominevole.

Ebbene, tu l’hai convinta.
Peccato che a me non occorra scomodare alcuna musa per cantare
la viltà tua e le tue stronzate.
Adesso tientela.

E tu, che m’hai definitivamente perso,
sii sempre onesta e meno sola;
smettila, smettila di stupirti di star in mezzo ai parassiti
se ti ostini tanto a parassitarli.

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