Su di un sedile impregnato
dal suo profumo di sterile melagrana,
giaceva in un sonno distante,
pesante e ingordo d'oblio.
Gambe e braccia afflosciate;
era immobile,
e inesorabile
pareva sprofondare in un abisso
traboccante schegge d'ossidiana.
Non aveva un'espressione,
i lineamenti erosi dai venti della speranza.
Un filamento di viscosa rugiada
pencolava laddove s'incrociano le labbra,
riflettendo gli strali di luna.
Questo è il volto della perdizione,
osservatelo
a lungo,
mentre scuoiati dalla pelle disperate;
imprimetevelo
a colpi di martello nel cranio,
prima che vi accarezzi e
vi baci, che vi affascini ancora.
i-Ku
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