i-Ku

18 novembre 2012

Corso Regina

Un ragazzo con le spalle infossate,
le mani guantate nella felpa
e col cappuccio che lo nasconde
dal bagliore dei fanali assetati,
attende circospetto e annoiato
l'ennesimo acquirente svogliato,
incapace ormai a divaricare le guance.

All'angolo dell'incrocio poco più avanti
una ragazzina combatte il gelo,
ballando su stuzzicadenti con le cuffie
alle orecchie che le ovattano il traffico,
mostra le cosce spalancabili al denaro
di anziani marciti a sputtanare la pensione
in macchinette, gratta e vinci e bianchetti.

Un ragazzino fugge da un centro sociale,
inpanicato, non sa dove smascellare,
cementato dalla cheta e dalla cassa dritta
si adagia su di un materasso affianco
ai bidoni della spazzatura, per essere
anche lui parte del grigio arredo urbano.

Due ragazzi irrequieti e affannati
per mano si buttano in un androne ignoto,
si donano saliva e si palpano l'anima,
perseguitati dal terrore dell'abbandono
ed eccitati dalla trasgressione,
tramutano l'attesa della carne in agonia.

La notte trascorre catatonica, fottendosene
delle nostre esistenze che furono e saranno,
ed è per questo che l'amiamo ancor di più,
la vivremo sempre senza mai possederla.

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