i-Ku

19 maggio 2009

Viaggio.

















































































































































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Non c’era giorno che passasse veloce e che lui non sentisse
pronunciare da qualcuno: “Ma sai che tra una settimana parto?”. Sembrava che
tutti se ne dovessero andare per chissà quale meta turistica fantastica. C’era
chi sceglieva le isole tropicali, forse per passare tutto il giorno standosene immobile
su una sdraio in riva ad una lucente spiaggia, come una merda di cane su dell’altrettanto
lucente asfalto; o c’era chi sceglieva qualche città immensa, forse per passare
una settimana a ballare, come un verme col Parkinson, o a infarinarsi gli occhi
di un nulla apparentemente idilliaco. Tutti se ne andavano giusto per fare la
vita dei turisti, farsi mille foto, tutte sorridenti, senza accorgersi poi che
una giornata intera era sfuggita per un cazzo di rullino. Gli sembrava che
tutti partissero soltanto per il gusto di vantarsene poi in un futuro non
troppo remoto con qualche boccalone. “Oh! Dovevi esserci, era fantastico. Non
immagini cosa mi sia successo!”. Cosa doveva succedere? Forse lo stesso che
sarebbe potuto succedere lì, il luogo dove lui si trovava ora. Casa sua. Tutti
se ne andavano. Tutti. Solo lui era l’unico coglione a rimanersene in mezzo a
quella minuscola nebbia densa di micro particelle inquinanti, una
polverosissima città, grigia come il suo stato d’animo quotidiano. Sentiva le
persone entusiaste di partire, fremevano come bambini alla vigilia di Natale. “Che
bello! Non vedo l’ora!”, e appena veniva chiesto loro il perché la scelta di
viaggio fosse proprio ricaduta su quella nazione piuttosto che un’altra, di quel
mezzo di trasporto piuttosto che un altro, del mangiare a cena quella merda
piuttosto che un’altra; questi non potevano fare altro che rispondere: “A me
piace viaggiare! Sono una persona di mondo! Conosco cinque lingue e cento dialetti…
Sai, poveretto, non è mai abbastanza!”. Avevano tutti fame di libertà. Lui era
invidioso a tal punto da non volersi nemmeno fare più vedere in giro. Tutti se
ne andavano e lui sarebbe dovuto rimanere in quel fetido posto. “Andatevene
tutti, teste di cazzo! Lasciatemi tutto perché tutto ciò che è vostro, prima o
poi, sarà mio! Voi andate via senza sapere quel che cercate perché a voi non
interessa trovare nulla”.



Tutta invidia, la sua.

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evitare lo stesso spazio universi in loculi di cemento schivare sguardi come l'affetto dei promoter in centro per poi scaraventarli in b...