i-Ku

19 maggio 2009

Musica.


Guglielmo è disteso sul letto. Non ha voglia di alzarsi. Saranno tre ore che è lì, immobile. Ha gli auricolari, collegati ad un minuscolo aggeggio elettronico, ad un centimetro dai timpani. Ascolta musica, è una canzone che dura undici minuti e quarantasei secondi e la riascolta per la settima volta.


È fermo a pensare. Fermo a pensare. A pensare. Pensare.


La canzone inizia leggera. Un dolce carillion di altri tempi gli attraversa e carezza le tempie da sinistra a destra, si aggiunge una chitarra acustica, solleticata da una piuma di pavone. Guglielmo inizia a rilassarsi. Non ha il tempo di abituarsi a quel suono soave che viene attaccato da una chitarra grezza, sporca di ruggine, e un mandolino impazzito che vibra più veloce di un’astronave nell’iperspazio. Si sentono i piatti venire flagellati da potenti colpi di mazza. E’ un orgia di strumenti. La potenza trasmessa è simile al frangersi di uno tsunami su di una casa di campagna vecchia di cent’anni. Dalla testa al coccige, la sua colonna vertebrale è percorsa da interminabili brividi, freddi orgasmi si concentrano nella sua nuca. L’orgia continua, si aggiungono altre chitarre immerse nel fango. La grancassa sfonda la sua anima.

La pensa. La pensa. Pensa a lei, distante anni luce.

La stanza è annegata nel buio più totale. Le serrande davanti alle finestre sono adagiate su loro stesse, soffrono il loro stesso peso e non permettono di essere attraversate né da fugaci aliti di vento né dai raggi tenui del sole. Guglielmo non sa nemmeno se sia giorno oppure notte. La batteria si è trasformata in una contraerei. Dal soffitto piovono kamikaze come comete. La sua mente sta viaggiando lungo gli orizzonti dell’universo compresso nella sua minuscola scatola cranica. La musica raggiunge livelli di concitato vigore pari soltanto ad un’eruzione vulcanica. Il volume si abbassa lentamente e Guglielmo sa che sta per arrivare la fine, preannunciata da uno clangore devastante di un piatto. Se lo immagina. Per fare quel rumore, deve essere almeno grande come un disco volante. Apre gli occhi. Non è cambiato nulla da quando li aveva richiusi.

La musica finisce. Pensa a lei. La musica ricomincia.

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