i-Ku

19 maggio 2009

Un fatterello.

















































































































































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Per lui si stava mettendo davvero
male. Non c’era una sola luce accesa per strada, la via in cui stava era
piuttosto buia e stretta. Era seduto, dando le spalle ad un palazzo di molti
piani, col sedere posato sullo spigolo di un muretto in cemento armato e la
schiena appoggiata ad una recinzione di metallo. La posizione era piuttosto
scomoda. Le sbarre squadrate della recinzione e soprattutto lo spigolo premente
sulle natiche non erano per nulla piacevoli da sopportare, ma il marciapiede
era ancora bagnato per l’abbondante acquazzone che l’aveva investito poco tempo
prima; non sarebbe stato lì ancora per molto, voleva andare da qualche altra parte
anche se ancora non sapeva dove. Mentre in cielo si poteva solo intuire la
presenza di una timida luna, lui teneva con la mano destra una lattina, un ex
mezzo litro della peggiore birra mai bevuta, e con la mano sinistra un sacchetto
di plastica ormai vuoto. Di tanto in tanto portava quella misera brodaglia da
cinque gradi alla sua bocca per poi darci un sorso, flebile ma prolungato.
Qualche rivolo gli scappava dalle labbra per poi finire a terra, dopo essere
passato come un serpente tra gli ispidi peli della barba incolta del mento. Era
piuttosto triste. In una settimana la sua vita era cambiata, era passata da uno
stato di inconsapevole tranquillità ad un altro di miseria assoluta. Era stato
costretto ad abbandonare tutti i suoi agi e tutti i suoi amici, evidentemente
non troppo fedeli. Con lo sguardo rivolto in cielo, cercava consiglio dalla luna.



In quel mentre, sulla strada di
fronte, si fermò una vettura, spense il motore e poi i fari. Al suo interno
c’erano una ragazza e un ragazzo. Si erano fermati in quel luogo privo di luce
perché volevano amarsi intensamente. Era tutta la sera che avevano provato a
trattenersi di fronte alla gente con cui erano usciti, ma non riuscendoci,
decisero di andarsene per trovare un luogo appartato in cui consumare tutta la
propria passione. Mentre erano intenti a spogliarsi, la ragazza vide su di un
muretto un uomo seduto, intento a bersi della birra da quattro soldi. Un
brivido le percorse la spina dorsale. Dando una pacca sul braccio al ragazzo,
gli intimò di guardare fuori. Era diventata pallida all’improvviso.





Ma che hai?




Non so, ma quel tipo laggiù mi
mette l’angoscia…




Ma guardalo, è un poveraccio. Che
vuoi che ti faccia? Stai tranquilla.





Cosa ne sai tu? Non li senti i
telegiornali? E’ sempre così che succede. Una coppia di ragazzi si apparta in
macchina e poi arrivano due tizi dal nulla, entrambi col coltello. Minacciano
il ragazzo, gli rubano tutto e stuprano la ragazza davanti ai suoi occhi. Vuoi
che succeda anche a noi?





Non ci avevo proprio pensato.
Scusa. E’ solo che non mi sembrava pericoloso e magari è anche solo come un
verme.






Non lo sai! Forse il suo complice è
nascosto dietro qualche auto parcheggiata qui nei dintorni…



 





Va bene, le sicure delle portiere
le ho già chiuse. Comunque rivestiamoci e andiamocene via da qui.




 



La macchina davanti a lui riaccese
i fari e ripartì. Intorno si creò di nuovo un silenzio argentato. La luna ora
si riusciva a vedere in tutto il suo splendore. La birra era finita. Mise la lattina
nel sacchetto di plastica, si alzò e lo buttò in un cassonetto poco più avanti.
Con i suoi problemi, se ne andò da solo nella notte.

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