i-Ku

19 maggio 2009

L'uomo che adorava camminare.

















































































































































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Quanti dubbi lo attanagliavano. Non capiva più che combinare. Lo scemo se ne andava per strada senza guardare nessuno in faccia, preferiva piuttosto guardarsi intorno, osservare ogni singola cosa, ogni minuto particolare, ad uno primo sguardo poteva sembrare uno dei peggiori menefreghisti in circolazione, eppure dentro di sé faceva attenzione a tutto, o almeno ci provava. Guardare in faccia le persone che gli camminavano incontro non gli era mai andato a genio, preferiva nascondere il suo sguardo, le sue intenzioni nei loro confronti, i suoi pensieri, era la sua difesa dagli intrusi. Non si sa come mai ma aveva sempre qualche pensiero strano per la testa, da quelli più superficiali a quelli più arditi, quelli che non si potrebbero raccontare ad alcuna anima viva, se non dopo averla uccisa in qualche modo orrendo, giusto per il gusto di poterlo fare, ma questo non faceva per lui.



Erano settimane che non riusciva più a pensare ad altro. L'aveva vista lì, seduta al tavolino del bar di fronte a casa. Stano ma non l'aveva mai notata, eppure frequentava di sovente quel bar, ci passava ogni mattina per far colazione prima di dirigersi spento al lavoro, probabilmente lei era capitata lì per caso. Affianco a quella ragazza non c'erano sedie, quasi come se lei volesse rimanere in una sorte di solitudine contemplativa, quella che lui cercava da molto tempo, quella che non riusciva a trovare in nessun modo, quanto avrebbe avuto voglia di stare da solo, purtroppo non se lo poteva permettere. La prima cosa di lei che lo colpì nel profondo fu il suo sguardo sommesso, nascosto leggermente dalle palpebre, diretto al libro che stava leggendo. Era uno sguardo particolare, uno di quei sguardi che, nonostante sembrasse davvero interessato alla lettura, sa benissimo dire a chi ti guarda che sei una persona che di cose strane e quasi mai belle le hai vissute e che da quelle cose ne hai tratta molta di esperienza, non sempre uscendone senza lividi. Uno sguardo pieno e magnetico, in cui vorresti perderti, un immenso fiume in cui lasciarti trascinare, a tratti quieto e luminoso e a tratti torbido, nero come la più scura pece,  che da un momento all'altro porterà ad una pericolosa rapida o peggio ad una vertiginosa  cascata. Volentieri però avrebbe confuso il suo sguardo con quello della ragazza.



Quello sguardo lo ammaliò, voleva sapere tutto di lei, ogni cosa, la sua vita e le sue sensazioni. Ben presto capì che gli sarebbe anche solo bastato poterle parlare, magari attaccare bottone per poi chiederle di rivedersi ancora. La mancanza di sedie intorno al tavolo non era poi un gran problema, ne avrebbe presa una da un altro tavolo, era pieno di tavolini, avrebbe volentieri disturbato qualcun altro per poterle sedere accanto, anche a costo di litigare con qualcuno per chissà quale insensato motivo. L'avrebbe fatto non per portarla a letto qualche ora dopo, bensì solo perché aveva piacere di rimanere in sua presenza. Purtroppo gli mancava qualcosa di più importante, quello che molti chiamano coraggio, altri le chiamano palle. Sapeva benissimo di averle, però non riusciva proprio a tirarle fuori in alcuni momenti, tra i quali spiccavano quelli in cui avrebbe voluto provarci con una bellissima fanciulla.  



Erano settimane che non l'aveva più vista, lì al bar, a leggere chissà cosa. Camminava per strada, incurante di tutto, incurante del fatto che non l'avrebbe più vista e che forse quella volta avrebbe dovuto sedersi accanto a lei.

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