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ATENE. Ore 10.00. Un gruppo piuttosto folto di studenti universitari si ritrova davanti al quartiere generale della Polizia. I giovani, venuti a conoscenza dell’uccisione di un loro coetaneo da parte di un agente delle forze dell’ordine, nel pomeriggio di ieri durante una manifestazione, sembrano in collera. Il governo ha tenuto a precisare che si è trattato di un incidente; il poliziotto colpevole, dopo essere stato sospeso dal suo incarico, verrà assicurato alla giustizia ed, in caso di reato confermato, verrà eventualmente punito. Continuano ad affluire manifestanti davanti all’edificio.
Ore 11.30. I giovani fanno sentire la propria presenza. Sono più di diecimila. Tutte le strade nel raggio di un chilometro sono bloccate e al di fuori il traffico degli autoveicoli è completamente congestionato. Se succedesse il peggio, le autoambulanze non potrebbero nemmeno intervenire per recuperare i feriti. Il governo, non sapendo più come comportarsi di fronte ad una minaccia di tali proporzioni, ha deciso di intensificare il numero di agenti per le strade della capitale. Si presagisce un lungo scontro tra manifestanti e forze dell’ordine.
Ore 13.30. Delinquenti con il volto coperto da sciarpe, celati tra i manifestanti, lanciano pietre in direzione della polizia e appiccano incendi nei negozi limitrofi. Gli agenti indossano le pesanti divise antisommossa. L’aria ha raggiunto un livello di calore tale da provocare asfissia. I giovani inferociti intonano canzoni di protesta e urlano parole di odio contro i poliziotti. Le automobili vengono portate via dai parcheggi e posizionate come barricate in mezzo alla strada. La tensione aumenta. Viene ulteriormente richiesto l’intervento delle forze speciali.
Ore 14.58. La polizia riceve l’ordine di intervenire. Si prevede una catastrofe.
Ore 20.00. Dopo cinque ore la sommossa sembra essere sedata. In un bagno di sangue, i feriti di entrambe le parti in contesa vengono prelevati da terra e portati in ospedale. Molti manifestanti sono stati arrestati e consegnati alla legge. L’intera zona è stata dichiarata inaccessibile a tutti i cittadini. Si contano tra le vittime almeno cento persone. E’ una tragedia per l’intera nazione.
Marco aveva pressappoco vent’anni e aveva deciso di lasciare l’università per trovarsi un lavoro con cui mantenersi a Roma. Dopo aver letto la notizia sul quotidiano, decise di piegarlo come l’aveva trovato e riporlo sul tavolino. Guardò il piatto vuoto su cui prima aveva pranzato e in una sorsata bevve la poca acqua rimasta nel bicchiere davanti a lui. Si pulì le labbra con un tovagliolo di carta. Si alzò dalla sedia e si diresse al bancone della tavola calda. Ordinò un caffè e lo bevve con calma.
Senti Beppe, quanto ti devo?
In tutto, per te, fanno dieci euro.
D’accordo.
Prese i soldi dal portafoglio e li porse al barista.
Ci vediamo domani! Guarda caro Beppe, questo mondo è proprio uno schifo.
Marco era in ritardo di dieci minuti e di corsa si precipitò al lavoro.
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