Dall'altra parte
d'un cielo in apprensione,
rabbuiato dall'inevitabile
canto di corvi
spazientiti,
si ergeva snella, a fatica,
su ginocchia di cera,
una donna ancor bambina,
dal ventre stanco,
squarciato dalla lussuria
di una voce incompresa.
In un pugno serbava
di cinabro un coltello,
sporco di vita;
nell'altro una voglia antica
di meritata quiete.
In silenzio, tra i seni,
urlava il suo cuore
gli ultimi colpi
a quel portone di luce
che aveva già dinnanzi;
urlava una terribile colpa,
subita e perpetuata;
urlava, ed ella lo sentiva
svanendo inosservata.
i-Ku
26 luglio 2013
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