Nel primo bicchiere di whisky
disperdo dal sangue il sapor
sterile di un'illusione abortita,
col secondo abbandono
il mio silenzioso frastuono
tarpato dal torbido boia
dall'oggi frustato; lo libro
su anonimi crani attorno
ghermendone zigomi e ossa.
Col terzo bicchiere rifletto
la rabbia del cannibale,
ossessionato dal giudizio
di squali senza pinne caudali,
e sussurrando gracchio
incomprensioni verginali.
Col quarto mi confondo
tra gl'appassiti giardini
che brulicano d'idee bruciate
prim'ancora d'esser sbocciate;
e dipingo ogni rapida occhiata
di sbiaditi colori fruscianti.
Al quinto bicchiere non sento
sia il clangore delle mie orme
che del mio fiato il lividore,
sento la ferocia dell'innocuo
mentre esigo un equilibrio
tra il putrido e il pagano.
Al sesto bicchiere desidero,
desidero e mi prometto,
già, che cosa mi prometto?
i-Ku
30 ottobre 2012
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