i-Ku

15 febbraio 2011

O tutto o niente, addio.

 

Nel momento dell'abbandono,
il cane, stupito e impotente,
non ha idea di ciò che gli sta capitando;
e in autostrada soffre di più,
certamente di più del suo vile
padrone che, a poche decine
di chilometri di distanza
dal luogo di un anonimo cinocidio,
per un brevissimo istante,
s'interrogherà sul futuro
del suo "miglior amico".
In quell'istante se lo immagina
lungo la corsia d'emergenza
zampettare tranquillo, sereno e
con la lingua a penzoloni.
E in quell'istante spera.

 

Spera che l’animale riesca a trovare
uno spiraglio attraverso una rete
impenetrabile
oltre al sicuro e diritto guard rail.

 

Illudendosi, spera.

 

E lo pensa mentre ricorda
la prima volta in cui si sono incontrati
qualche mese prima:
un cucciolo simpatico e scodinzolante,
sempre pronto a seguirlo ovunque,
sempre pronto ad aspettarlo in casa
senza fare baccano,
acciambellato sul divano,
sempre pronto a digiunare,
sempre pronto a trattenere la vescica,
sempre pronto a corrergli incontro
non appena rincasava dal lavoro.

 

Il cane, a differenza di coloro
autodefinitosi sensibili,
geneticamente
ha sempre posseduto qualcosa in più:
il sesto senso.
Ma in quell'istante?

 

In quell'istante il sesto senso l'ha lasciato,
da parte.

Inutile,
a volte.

 

Fedele ingenuità: è quella che frega i cani.

 

Adesso il suo vile padrone, come un dio,
giudice del destino altrui e mai del proprio,
si è fermato al primo autogrill
per prendersi un tè in piedi, davanti ad un tavolino,
da solo.
Il miglior cane che abbia mai avuto, pensa.
Però quanti peli sul divano.
E quanto cibo divorava!
E quando pisciava in casa?
E quanto era brioso, assillante!
Ha bisogno di starsene tranquillo,
ma non riesce a pensare ad altro
che a quel momento,
all’abbandono.
Se avrò dei figli, però, gliene regalerò
un altro; andrà meglio, pensa ancora.

 

Per fortuna loro, i cani, mentre lasciano
strisce e chiazze di caldo sangue
tra una corsia e l'altra
sull’asfalto drenante di un’autostrada,
non riescono a provare odio per coloro
in cui hanno creduto, ingenuamente.
Per fortuna loro, i padroni, mentre lasciano
la propria memoria davanti ad un tè,
lasciano anche un pezzo di sé
lungo la propria strada.

 

Tuttavia alcuni di essi,
purtroppo o per fortuna,
troveranno altri padroni dai quali
verranno trattati
come cani.

O tutto o niente, addio.


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