i-Ku

19 agosto 2009

Lo Studio III.

















































































































































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Miei cari lettori, ora non vi voglio annoiare sul proseguimento della giornata lavorativa di Tom. Io, in quanto narratore di questa vicenda, posso catalizzare agevolmente la vostra attenzione verso altri luoghi o situazioni riguardanti tuttavia il destino del povero Tom. Abbiamo dunque la libertà di vagare dove più ci interessa al fine di raggiungere una chiarezza maggiore, onde evitare inutili prolissità; ebbene, nessuno ci costringe ad annoiarci oltre su questioni economiche e burocratiche del tutto sterili. Ora, siate per un attimo me. Fate conto di non possedere una sostanza corporea; pensate piuttosto di avere una forma simile a microscopiche sfere eteree, leggere come piume, e di potervi trasportare con la sola forza di volontà. Seguendomi, vi condurrò altrove. Avete la possibilità di vedere ciò che è accaduto, consapevoli di non poter alterare il percorso delle vicende di ogni persona incontrata nei pressi della nostra impercettibile sostanza. Pertanto lasciamo Tom al suo tedioso luogo di lavoro.



La porta in legno massello del suo ufficio si è chiusa davanti a noi. Non avendo sostanza, potremmo attraversare la porta per poi entrare in ufficio. Non lo faremo. Ci volteremo e penetreremo le lucide finestre situate nella spessa parete alla nostra destra. Usciti all’esterno del quindicesimo piano, proprio di fianco a noi, ci libriamo in cielo alla velocità della luce (molto più comodo che prendere l’ascensore). Adesso, di sotto notiamo il palazzo in cui c’era Tom allontanarsi man mano che saliamo; quest’opera del capitalismo del secolo scorso ha perso la sua forma originale, ben definita da pareti e finestroni, e si è ridotta puramente ad un rettangolo grigio accanto a miriadi di altri rettangoli grigi di dimensioni differenti. Facciamo volta verso la casa di Tom e Stella e ci fermiamo lì di fronte. Possiamo notare il bel giardino dall’erba all’inglese e la sottile siepe, alta poco meno di un metro, che lo delimita. Entrambi hanno ricevuto le cure maniacali delle sapienti mani di Tom durante ogni domenica pomeriggio. Quello era il suo passatempo preferito, oltre a bere e fumare di nascosto nel suo studio mentre la notte scorreva inevitabilmente.



Tom era al lavoro già da un paio d’ore e intanto Stella si era svegliata e, in seguito, si era fatta una doccia in tutta calma. Aveva deciso stranamente di rimanere in accappatoio anche se normalmente aveva l’abitudine di vestirsi subito dopo. Era andata in cucina e, come ogni mattina, si era fatta un buon toast croccante, bevendo del succo di mirtilli. Stella beveva sempre mirtillo per i suoi molteplici benefici. Aveva letto su di una rivista per donne che era un ottimo rimedio contro il senso di pesantezza delle gambe, le ulcere varicose, le emorroidi, l’alterazione della flora intestinale, le malattie della pelle e utile per aumentare la resistenza delle pareti del miocardio; insommam, un ottimo rimedio contro il veloce sopraggiungere della vecchiaia, la quale la impauriva più di qualsiasi altra sciagura. Capì, sentendo il rumore di una moto fuori nel giardino, che qualcuno l’aveva parcheggiata proprio lì sul vialetto centrale. Finita la colazione, il campanello di casa annunciò, con la sua banale melodia, l’arrivo di una persona probabilmente inattesa. Stella non aveva per nulla l’aria sorpresa, anzi sembrava aspettarselo già da qualche minuto. Si affrettò alla porta e la aprì con due mandate nervose, quasi ansiose. Di fronte a lei stava ritto in piedi, come un soldato, un uomo con in testa un cappello da cowboy e dei grossi occhiali da sole a goccia. A dare maggiore rilievo al personaggio in questione, ci viene in aiuto il suo abbigliamento. Indossava uno smanicato di pelle nera e un paio di jeans trasandati, calzando ai piedi degli stivali stravaganti dal tacco largo, in legno, e dalla punta aguzza e piatta.



-   Ciao baby. Allora sei pronta? Se n’è andato via quel coglione di tuo marito? - Le chiese senza nemmeno aspettare che lei lo salutasse per prima.



-   Era ora che arrivassi, Jack. Ti aspettavo da tanto. Non riuscivo più a stare nella pelle. Mi sei mancato! - Gli confessò mentre i suoi capelli ancora bagnati facevano capolino dal cappuccio dell’accappatoio.



-   Oh baby. Oh baby. Anche tu mi sei mancata! - Replicò, dandole uno schiaffetto sulla natica sinistra, facendosi strada all’interno della casa. – Ora che quel fallito di tuo marito non c’è, ci possiamo divertire. Ho portato una bottiglia di vino per l’occasione. -



Percorsa da brividi intensi lungo tutta la colonna vertebrale, Stella fece entrare Jack chiudendosi la porta alle spalle. Lui si diresse subito in cucina per stappare la bottiglia, per poi sgolarsela insieme a Stella senza alcuna classe; al fine soltanto di accelerare e disinibire i vari preliminari. Quello che successe dopo è alquanto evidente, anche se non lo era per Tom che di tutta questa faccenda era completamente all’oscuro. Mai si sarebbe immaginato che sua moglie lo tradisse con un sudicio cowboy venuto da chissà dove soltanto per farsi una scopata una volta al mese.



-   Oh baby. Levati l’accappatoio e diamoci dentro! – Disse Jack senza perdere tempo. “Oh baby” era uno di quei modi di dire di cui non poteva fare proprio a meno. Ricorreva spesso a tale stratagemma con ogni donna che andasse a trovare; non tanto perché gli piacesse particolarmente, bensì perché le sue gracili meningi erano affatto incapaci di ricordarsi il nome di una qualsiasi persona. A lui questo non importava troppo.



Stella fece come richiesto ed i due si abbandonarono in quello scambio di fluidi salini ed organici, propri di un rapporto sessuale come si deve. Con Jack Stella non si sentiva poi così vecchia ed, in un certo qual senso, si sentiva molto più apprezzata da quel ammasso di pelle e cuoio, che era Jack, piuttosto che dal misero marito Tom, buono soltanto a dare impercettibili baci gelidi.



 



Jack e Stella si erano conosciuti in un market di zona. Lei, per un errore di trascrizione del prezzo su di una crema antirughe, si era ritrovata a litigare con un commesso del reparto cosmetici. La discussioni aveva preso toni alquanto feroci, ragione per cui entrambi gli antagonisti ormai si erano affrettati ad insultarsi velenosamente, sfruttando tutto il ricco bagaglio colorato imparato durante vari anni di visione di talk show. In quella circostanza fece il suo ingresso Jack, che non era vestito diversamente da quel mattino di ottobre. Sentendo quella donna in difficoltà, decise di farla da parte con un gesto della mano e tirare un bel cazzotto poderoso sull’adunco naso del malcapitato commesso. L’impatto fu così energico da mandarlo al tappeto con un solo colpo. 



-   Immagino che la debba ringraziare, signor? – Gli disse Stella, incredula dell’accaduto, con un soffio di voce, ancora tremulo per quello che era appena accaduto.



-   Jack Mammuth, ma tu mi puoi chiamare tranquillamente Jack. – Disse lui con tono fiero, imitando la voce fuori campo di una nota pubblicità televisiva di un whisky commerciale dal gusto insopportabile.



-   Come potrò mai ringraziarla? – Chiese Stella, cercando di riprendersi.



-   Non ti preoccupare. – Annunciò calmo. – Quando vedo una donna in difficoltà non riesco proprio a starmene immobile a guardare. Devo fare assolutamente qualcosa per aiutarla. Capisci? E’ più forte di me. –



-   Ma qualcosa che potrò fare, ci sarà sicuramente. – Ribadì Stella, che non si era accorta dell’assurdità di quella scena. In fondo era una donna testarda e non avrebbe accettato di mancare di restituire un favore.



-   Se proprio insisti, mi puoi offrire da bere qui vicino. Ho bisogno di qualcosa per allentare i miei muscoli ancora tesi. – Ammise Jack, percependo il tono testardo di lei.



Stella decise di lasciar perdere la crema antirughe e dirigersi insieme a Jack nello squallido locale lì a fianco, per poi passare ubriaca una giornata di sesso sfrenato con lui.



Intanto il commesso era ancora accasciato per terra con sul volto le mani, dalle quali sgorgava un rivoletto di sangue che andava a colorare di rosso la sua candida tenuta classica da lavoro.

4 commenti:

  1. è piacevole leggerti :-)

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  2. Grazie mille! Fa sempre piacere ricevere un complimento. Eheh. Ritorna qualche volta perché conto di aggiungere ancora molti racconti, sperando che siano un pochino piacevoli!

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  3. ... senti, ammetto di non aver letto attentamente... infatti la mia attenzione è stata catalizzata dal sudicio cowboy,mmm: niente male una scopata al mese con un cowboy! (metti il numero alla fine del "libro").

    Buono, aspetto la continuazione! ciao, betty

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  4. Ammetto che devo ancora trovare il tempo per continuarlo; spero di pubblicare qualcosa al più presto!

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