i-Ku

17 agosto 2009

Lo studio II.

















































































































































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Arrivati a questo punto, alcuni di voi saranno rimasti delusi dallo stagnare dell’insulsa vita del povero Tom, antieroe schiavo della propria abitudine. Sono sicuro che prima vi siate domandati perché il narratore abbia voluto raccontarvi di Tom. Non temete per lui, farà la fine che si merita. Il destino è un motore che, una volta innescato, puntualmente va per la sua strada dritto alla meta, della quale per ovvi motivi solo il narratore al momento ne è a conoscenza.



 



La vita di Tom andò avanti in quel modo perversamente ciclico ancora per diversi mesi, precisamente fino al terzo venerdì di ottobre di quello stesso anno; e, come al solito, la sera prima era andato a dormire dopo aver dato il solito bacio gelido a sua moglie Stella.



Quel mattino si svegliò alle sei e trenta. Ancora intontito dal sonno, stropicciandosi gli occhi e sbadigliando, si diresse verso il bagno nello stesso piano della camera da letto. Aprì la porta e, abbassandosi le mutande, si avvicinò alla tazza del gabinetto. Minse e, dopo essersi liberato completamente da ogni liquido, si diede un vibrante scrollatina al pene affinché non uscisse più alcuna goccia d’urina. Aveva letto in una di quelle riviste di salute, che si trovano in ogni edicola, che scrollarselo per bene avrebbe notevolmente ridotto il rischio di ingrossamento della prostata; per lo stesso motivo, aveva smesso anche di bere birra, la sua bevanda preferita, seconda naturalmente solo allo Scotch. Tom era un uomo facilmente suggestionabile, come la maggior parte degli esseri umani appartenenti alla sua stessa nazione; comodi obesi che passano la maggior parte del tempo libero, seduti su di una poltrona di plastica e nylon, a guardare un grosso schermo televisivo rigurgitante porcherie riciclate.



Fatti i suoi bisogni, si sciacquò nella doccia con acqua rigorosamente tiepida e concluso anche questa operazione, si asciugò e, guardandosi poi il mento e la mascella allo specchio sopra al lavandino, notò che non aveva ancora bisogno di farsi la barba; l’aveva già fatta il giorno prima. Sentì il suo stomaco brontolare furiosamente. Era arrivata l’ora di fare colazione. In canottiera e mutande linde si trasferì di sotto in cucina, trangugiò il caffè riscaldato al microonde e divorò le sue due uova strapazzate. Lavò i piatti sporcati nel lavello e tornò al piano di sopra per mettersi i vestiti. Camicia bianca, giacca e pantaloni blu e scarpe classiche in pelle nera; una tenuta classica per un’occupazione classica. Si mise sotto braccio la sua borsa in pelle marrone e uscì di casa facendo attenzione a non far rumore. Intanto Stella dormiva ancora nella grossa; il suo giorno libero capitava proprio quel venerdì. 



Con la calma che l’aveva sempre contraddistinto, Tom si indirizzò al lavoro a bordo della sua berlina tedesca color blu metallizzato, un classico; quel tipo di mezzo non se la poteva permettere ogni persona, bensì solo una abbiente con uno stipendio cospicuo simile a quello del nostro Tom. Arrivato a destinazione, parcheggiò il proprio monumento all’opulenza davanti al palazzo in cui lavorava da vent’anni. Scese dalla macchina e gli si parò davanti una giovane ragazza. Tom inizialmente non se ne accorse nemmeno, ma lei sembrava intenzionata a volergli rivolgere la parola.



-   Ciao. Tu devi essere Tom Koll. Io sono la nuova stagista, Amanda. Mi hanno affidato alla tua supervisione.- Lo incalzò.



Tom rimase piuttosto perplesso da quell’inconsueto modo di iniziare una conversazione. Nessuno gli si rivolgeva così dagli anni del college e ormai non gli era più congeniale. Si impettì e si schiarì la voce al fine di sembrare un individuo dall’autorità indiscussa; il più delle volte gli riusciva anche bene.



- Buongiorno innanzitutto. – Cominciò. - E sì, sono il signor Koll. Preferirei che mi desse del lei, sempre che non le dispiaccia. Comunque, nessuno mi ha avvertito di questa novità. Mi dispiace sembrarle scorbutico, ma non le posso essere d’aiuto in alcun modo. - Le disse, alzando le spalle all’inizio dell’ultima frase.



- Ti assicuro che è come dico io. Il tuo capo, anzi il nostro, mi ha affidato a te. Strano che non ti abbiano avvisato. - Disse lei con aria stupita, sembrando quasi venuta al mondo il giorno prima.



- Senta. Non so davvero di cosa lei stia parlando. Facciamo così. Lei mi lascia il suo numero di telefono e se ne torna a casa. - Provò a proporre Tom, sentendosi preso in giro.



- Ma … - Amanda rimase senza parole e subito le sue guance arrossirono vistosamente.



- Niente ma! - Tom stava per perdere il controllo. Non era abituato a venir a capo di quelle situazioni. - Faccia come le suggerisco. Ora entro e vado a parlare con chi di dovere e se quello che mi sta dicendo è vero, la richiamo io oggi stesso. Non si preoccupi, sono un uomo di parola. Ora vada che altrimenti arrivo tardi al lavoro. Arrivederci. - Le disse bruscamente, cercando di farle capire il proprio disappunto.



Inaspettatamente il volto di lei si riempì di lacrime. Nervosamente e a testa china, gli scrisse il numero di telefono su di un foglietto trovato in tasca. Lo lasciò cadere e si mise a correre singhiozzando. Tom la guardò scappare con la coda dell’occhio, cercando di nascondere la sua curiosità viscerale. Si chinò e raccolse il foglietto delicatamente stropicciato. Si fermò un attimo a pensare se quello che avesse detto poc’anzi ad Amanda fosse stato fin troppo severo, ma l’incertezza gli durò meno di un centesimo di secondo; alla fine aveva scelto la tattica più opportuna per uscire da quella strana situazione. Intanto si incamminò verso il palazzo, entrò. Vide il portiere.



-   Buongiorno signor Koll. Come andiamo oggi? - Disse a Tom, alzando la visiera del cappello con un gesto ormai naturale.



-   Non c’è male Carl. Come al solito. - Rispose Tom con altrettanta naturalezza.



Tom entrò nell’ascensore che era vuoto e salì verso il quindicesimo piano del palazzo. Si mise a pensare ancora alla ragazza. Amanda. In un certo senso si era trovato confuso in quel frangente e, nonostante tutto, la ragazza gli era parsa addirittura carina. Pensandoci ancora meglio, gli parve davvero stupenda! Cercò di figurarsela nella mente. Dapprima comparsero i capelli, lunghi fin sotto le spalle, ondulati come rami di vite e rossi come il sangue vivo. Immediatamente sotto i capelli si delineò anche il volto; un viso non troppo pallido, dalle guance ben screziate dalle piccole lentiggini e da due vispi occhi dipinti di verde acqua. Tom si rese conto ben presto che Amanda era una ragazza meravigliosa, dalla bellezza ineguagliabile. Tom ora si sentiva felice per aver avuto la possibilità di godere di tanta perfezione; pensò addirittura di essersi nuovamente innamorato. Erano anni ormai che non percepiva una sensazione così potente e turbolenta, tale a quella appena capitata. In un attimo però il cranio gli venne perforato da un dubbio del tutto legittimo. Quanti anni avrebbe potuto avere quell’angelo? La ragazza aveva detto di essere una stagista e questo significava che il numero dei suoi anni si potesse aggirare irrimediabilmente intorno alla ventina. Era troppo giovane per lui e poi, finito di lavorare, a casa lo aspettava puntualmente Stella, la donna con cui aveva scelto di passare il resto della sua insignificante esistenza terrena. “Nell’aldilà chissà?” Pensò. Ora però non aveva voglia di pensarci poiché doveva andare a guadagnarsi lo stipendio per poter condurre agiatamente la sua monotona vita.



Tom uscì dall’ascensore e si fermò un istante davanti alla porta del suo ufficio, il duecentosessantadue. Questa volta però entrò con in mente ancora l’immagine di Amanda che l’avrebbe turbato durante l’intero arco della giornata, in lungo e in largo e per tutte le viscere del corpo. Relegato al buio delle sue mutante linde, anche il suo pene, da anni ormai costretto a veder la luce soltanto per dirigere l’urina dritto a sé e farsi pulire di tanto in tanto sotto la doccia, aveva risentito di un piccolo fremito baldanzoso. Un fremito che non provava più dalla prima notte in luna di miele.


 


 


  

3 commenti:

  1. Interessante: inizi ad ascoltare i consigli che i tuoi ammiratori elargiscono: dare un senso alla vicenda di Tom, anche se...
    Amanda, questa bellissima ragazza di cui Tom crede già di essere innamorato... ma proprio Tom? Quest'uomo così tranquillo ed impegnato a scrollarsi il pene prima di fare la doccia, quest'uomo dai baci gelidi: possibile che si innamori così facilmente? Possibile che noti addirittura le lentiggini e le guance screziate (particolari raffinati, senz'altro) al primo incontro di pochi minuti? Può darsi... Senz'altro la vicenda merita di continuare, perchè Tom appare diverso da quello che ci si attendeva!
    Betty

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  2. c'è ancora troppo spielbergismo.. limalo!

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  3. Non posso anticipare nulla!

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