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E’ inutile dire che quella notte si era trovato di nuovo in compagnia della propria solitudine. Il bicchiere di scotch che teneva in mano era per metà pieno ed i due cubetti di ghiaccio, che aveva messo mezz’ora prima, si erano ormai tramutati in due piccole pastiglie candide come latte. Osservando attentamente attraverso il bicchiere lucido a facce quadrangolari, lui poteva notare il flusso dell’acqua gelida che si spandeva intorno al ghiaccio. Tom non era abituato a mettere il ghiaccio nel proprio bicchiere, anzi lo considerava un atto di totale disprezzo nei confronti della sua acquavite preferita. In quella notte di estate prematura però non aveva potuto fare altrimenti poiché dentro al suo studio il caldo era talmente torrido da appiccicare la pelle agli indumenti per mezzo del solo sudore; soprattutto considerando che bere del whisky durante la notte era diventato ormai una passatempo necessario.
Si alzava meccanicamente dal letto intorno all’una, dava un bacio freddo come gli avanzi in un frigorifero sulla fronte della propria moglie che, nonostante lui ci sperasse, mai se ne accorgeva; si metteva le ciabatte e, socchiudendo come un ladro la porta della stanza da letto, si dirigeva verso lo studio. Scendeva le scale badando a non far scricchiolare le vecchie travi spesse dei gradini in legno e, contemporaneamente, si teneva saldo al solido corrimano. Dopo averlo inquadrato nel buio, una volta entrato nello studio, chiudeva la porta con una doppia mandata e si abbandonava completamente alla sua comoda poltrona in pelle muscolo-distensiva. Lì si rilassava meglio che in alcun altra poltrona; quella era la sua poltrona. Appoggiava delicatamente il sedere e si sentiva coccolato come una nave in mezzo alla calma della bonaccia. Gli sembrava di entrare in un’altra dimensione, la propria dimensione personale.
Durante il giorno non aveva altro da fare che seguire gli andamenti felini della borsa, rimanere costantemente in piedi con le maniche della camicia sbottonate e fradice di sudore, a sbraitare vocaboli che alla gente normale non vorrebbero dire nulla. Usciva dal lavoro e si precipitava a rotta di collo a casa con una frenesia apparentemente ingiustificata. Arrivato a casa, trovava la tavola apparecchiata e sua moglie in cucina dedita a spadellare ciò che gli era già stato propinato ciclicamente da anni. A cena venivano scambiate alcune inutili parole, giusto i classici dialoghi di rito come: “Caro, come è andata oggi al lavoro?”, “Bene, cara.”. Il tutto si riduceva alla solita abitudine che logora alla lunga gli inconsapevoli spiriti. Lui non desiderava fastidi oltre alle grane che aveva già al lavoro, sua moglie Stella gli preferiva nascondere i propri sentimenti verso l’ammaliante vicino di casa. Si scambiavano sguardi privi di qualsiasi affetto e continuavano a trangugiare il proprio cibo finché uno dei due non ne avesse avuto abbastanza e si fosse alzato dalla propria sedia alla quale era invisibilmente incatenato. Chi finiva per primo era avvezzo portare i piatti in cucina e metterli nel lavello; chi finiva per ultimo invece si ritrovava a sciacquare e mettere piatti, posate e pentole nella lavastoviglie. Avevano deciso così cinque anni addietro e da cinque anni continuavano a farlo. Avevano anche deciso di non aver figli; lei era sterile e a lui non andava a genio dover adottare un figlio di chissà chi. Chi dei due non fosse stato in obbligo di rimanere in cucina, aspettava l’altro in camera da letto già sotto le coperte, giusto per poi rivolgere distrattamente una frigida buonanotte all’altro. In tutto questo periodo non era previsto alcun tipo di contatto fisico; a nessuno dei due sarebbe mai balenata l’idea di sfiorarsi nemmeno per sbaglio. Senza che se ne fossero mai accorti, il loro amore era da tempo fuggito come un ladro colpevole dalla polizia in mezzo alla folla di un mercato.
Tom passava almeno un’ora chiuso nel suo studio. Sorseggiava il whisky mentre il suo vecchio giradischi suonava musica classica. Da un cassetto della sua scrivania tirava fuori una sigaretta e se la fumava in tutta calma. Stella non sapeva che Tom nascondesse le sigarette, per lei lui aveva smesso da prima che si sposassero, e non sapeva neppure che nascondesse riviste erotiche di quando era giovane. Non avrebbe avuto nulla in contrario se suo marito gliel’avesse confessato, l’avrebbe capito, ma Tom preferiva che non lo sapesse; adorava quel senso si scappatoia inconscia. Guardava scrupolosamente le foto di quelle donne che un tempo l’avrebbero fatto impazzire ma che ora non gli provocavano alcuno stimolo sessuale. Si sentiva vecchio e gli dava fastidio saperlo. Poi chiudeva il giornaletto in questione, si metteva a leggere poesie d’amore di altri tempi e sognava di vivere quei momenti. Quando il ghiaccio nel suo bicchiere era completamente diluito allo scotch, decideva di dargli un colpo secco e deglutirlo in una sola golata. Finito di bere, si alzava in piedi e cercava di aerare la stanza aprendo la finestra e dimenando come meglio poteva le braccia stanche dalla giornata. Spegneva la musica. Apriva, usciva e richiudeva gentilmente la porta. Tornava in camera da letto, ridava lo stesso bacio gelido a sua moglie e tornava a dormire.
"...nonostante lui ci sperasse, mai se ne accorgeva".. il bacio alla moglie era sì freddo, il matrimonio era sì routine, e questo testo in generale mi ha sì provocato solitudine e disillusioni..però questa frase mi ha dato calore..
RispondiEliminadico che il testo è troppo solitario.. e che tom è troppo egoisticamente e pateticamente ancorato al suo universo, quando là fuori miliardi di altre persone brulicano in attesa di un pur stanco e banale tom.
RispondiEliminaE quindi mio caro utente anonimo non ci resta che sperare?
RispondiEliminanon c'entra la speranza, il mio commento non è rivolto alla vita...
RispondiEliminasi tratta di letteratura (con le dovute proporzioni). nella vita ci si può permettere di leccarsi le proprie solitarie ferite, e goderne. ma in letteratura non frega un cazzo a nessuno dei patemi di un uomo che beve whisky e dice pochezze alla moglie.
in letteratura bisogna osare, e finchè il tuo tom non oserà resterà un povero fallito adatto a crogiolarsi nella vita. ma non in letteratura.
Come puoi dire che le e abitudini di un uomo non freghino un cazzo a nessuno? Per quanto mi riguarda il racconto in terza persona deve lasciare al lettore l'opportunità di scegliere se il modus vivendi del personaggio sia corretto o meno; che lo si debba condividere è un altro discorso. Il mio intento era il descrivere l'empietà di un uomo piuttosto indifferente, senza desiderio di rivalsa nei confronti del mondo circostante di cui è schiavo, proprio perché non riesce a trovare il coraggio di osare.
RispondiEliminaInoltre non condivido con te il fatto che la letteratura sia sprovvista di personaggi mediocri e disillusi, alcuni di questi li ho trovati addirittura ammalianti.
E' altresì possibile che io sia stato carente in qualcos'altro, ma questo, se ne hai voglia, me lo puoi dire tu.
Comunque ti ringrazio per la schiettezza. Questa la trovo un'utile dritta.
io non dico che il personaggio mediocre e disilluso non ha da esistere in letteratura. tutt'altro.
RispondiEliminail punto è che la discussione è notevolmente inconcludente perchè è rivolta ad un capitolo, o magari ad un brevissimo scorcio di una storia ben più ampia e articolata (almeno credo).
non giudico la storia quindi, perchè non l'ho letta. giudico questo breve strappo, e ti dico che a parer mio non riesce a far storia a sè.
dovresti, a mio modo di vedere, per esser più magnetico, lavorare sul fine della storia (sempre se di questo si tratta) e creare una tensione sempre crescente volta a QUEL fine. deve crescere, il personaggio. fallo crescere.
c'è l'humus, ma senza l'aratro che lo rivolta la produttività ristagna.
Secondo me devi fare questo cambiamento:" ...il loro amore era da tempo fuggito, come un ladro colpevole fugge dalla polizia in mezzo alla folla di un mercato." -
RispondiEliminala scrittura è davvero buona, virgole a posto (io sono un po' fissata con le virgole). Bella l'immagine della poltrona muscolo-distensiva, e la similitudine con la nave. Alcuni termini sono un po' fuori posto, a mio parere, ad esempio "appiccicati", il tuo brano richiede un termine più aulico di appiccicati, ma forse mi sbaglio, non so. Mi piace, anche se sono in parte d'accordo con l'"utente anonimo" che ti scrive: se questo scritto fa parte di una storia, un testo più ampio, potrebbe essere più interessante di quello che già è, perchè una volta finito di leggere mi dico:"e quindi? Cosa farà tom? Finisce tutto qui? Oppure succederà un imprevisto a dividerlo dal suo studio e a creargli una ragione per non sentirsi poi così vecchio? magari un'avventura? o una storia d'amore? o la misteriosa morte della moglie?", capisci cosa voglio dirti??
in attesa che torni dalle vacanze per parlarne insieme, se vuoi. Betty
Oh sì che capisco. Ora penserò al da farsi!
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