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Quella notte Guglielmo continuava a suo malgrado a rigirarsi nervosamente nel suo letto. Provava a fare di tutto per addormentarsi, proprio non ci riusciva. Era arrivato al punto di credere che, continuando a girare i suoi piedi in circolo attorno alle caviglie, potesse auto ipnotizzarsi e cadere nel sonno più profondo. Con la faccia rivolta al muro e gli occhi socchiusi, intenti a entrare in ogni modo nella fase r.e.m. , continuava a ripercorrere mentalmente la giornata passata, rapida come un colpo di tosse ma tanto apatica quanto inconcludente. Non aveva combinato nulla.
Da piccolo era solito, prima di addormentarsi, immaginarsi di rivivere le scene dei suoi cartoni preferiti, cercava di immedesimarsi in ciascuno dei suoi eroi, fieri e valorosi, che avessero spadoni di metallo piuttosto che cannoni laser, ogni notte uno diverso. Nei momenti più bizzarri prendeva sonno e continuava quelle meravigliose avventure nei propri sogni e ogni mattina si risvegliava col sorriso sulle labbra.
Ora era cresciuto però, sebbene qualche cartone lo guardasse ancora, non era più la stessa cosa. La sua fantasia ormai si era tramutata in qualcosa di più concreto, mero spirito di adattamento a quel mondo che forse nemmeno sapeva della sua esistenza. Mondo in cui regnava soltanto più l'illusione di una parvenza di verità, e nient'altro.
Ogni tanto apriva lentamente gli occhi, girava la testa sul lato opposto al muro e dava uno sguardo al buio intorno, quasi per cercare di accorgersi di una qualche anomalia nella sua stanza, qualcosa che attirasse l'attenzione e gli facesse dimenticare qualsiasi pensiero negativo, anche per un misero istante. Niente. Soltanto il piccolo bagliore rosso proveniente dalla sua sveglia a qualche metro da lui. Alla stessa maniera di molte persone teneva quel diabolico strumento lontano dalla sua portata, cosicché ogni mattina, una volta messasi in azione la sveglia, avrebbe dovuto alzarsi completamente dal letto per poterla spegnere e cominciare la sua giornata.
Intanto la sonnolenza iniziava a farsi sentire.
Di scatto balzò fuori dalle coperte prese l'accendino e una sigaretta sul comodino affianco, in mutande si recò nel suo salone e aprì la porta che dà sul balcone. Uscì. Voltò tutto il suo corpo verso un bagliore quasi innaturale. Capì.
Si accese la sigaretta. Il suo sguardo ora era fisso in cielo, stupito e affascinato, verso quella Luna enorme, nascosta in qualche modo da delle paffute nuvolette. Il cielo intero, illuminato dalla luce fioca della Luna, era cosparso da innumerevoli nubi, le stelle non si vedevano,nemmeno una, ma a Guglielmo quello spettacolo bastava.
Iniziando a sentire arrivare il freddo sulla sua nuda pelle, decise di rientrare e tornare a letto. Lanciò il mozzicone dal balcone e rapidamente entrò, chiuse la porta e di corsa si fiondò a letto.
Quell'immagine così surreale gli bastò a rendergli più affascinante la sua esperienza onirica di quella notte, poco gli bastava a dipingere sul suo viso un sorriso poco accennato ma come quello che aveva da bambino e che ora molto facilmente rischiava di dimenticarsi.
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