i-Ku

19 maggio 2009

L'ebbro malinconico.

















































































































































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La sua giornata tipo la passava a trangugiare litri e litri di alcol. Non ne aveva mai abbastanza. Beveva e pensava alla sua vita, pensava e brindava alla sua vita. Erano anni che andava avanti in quel modo e non aveva intenzione di smettere, per nulla al mondo l’avrebbe fatto. Il suo non era un forte desiderio di autonichilismo, bensì pura brama di ricordi di gioventù.



Quando era giovane aveva combinato davvero di tutto. Era anche un bel ragazzo, uno di quelli interessanti. Forse non ebbe mai modo di invecchiare. Forse non voleva sentirsi tutti quegli anni addosso, probabilmente era arrivato già a tre quarti del suo ciclo vitale e nessuno avrebbe mai creduto che una persona come lui avesse potuto vivere in quel modo per così a lungo. La passione per l’alcol l’aveva ereditata dai suoi avi, loro però si erano fermati alla sola passione. Aveva iniziato a bere che era poco più che quattordicenne e ad ogni bevuta lui associava un avvenimento particolare. Si dice che alcuni bevano per dimenticare, invece lui lo faceva per rievocare tutti quei strani e particolari episodi. Non gli sarebbe bastata una seconda vita per raccontare tutto ciò che aveva fatto nella prima.



Non passava giorno che non bevesse, tracannava di tutto. Iniziava la giornata con i postumi di una sbronza, e finiva la serata ubriaco fradicio. A fine giornata il suo alito puzzava da far venire il vomito. Non era facile continuare una vita come la sua, non tutti ne sarebbero stati in grado. I più deboli avrebbero mollato subito per tornare, contenti, ad una effimera normalità. Una normalità che rende felici solo i padri di famiglia, quelli che vivono per portare a casa ogni mese lo stipendio ad una moglie che non fa altro che pensare a cambiare il proprio guardaroba, per la stagione ventura, e alla propria adorata prole, fregandosene dei desideri del proprio marito. Lui non voleva una vita del genere, la disgustava. Era per questo motivo che aveva lasciato ogni donna, anche colei che si promise più devota, anche a costo della propria vita, per poi inseguire i propri sogni di uomo incompleto. Uomo bizzarro e affascinato dal provare l’integrità del proprio microcosmo senza dover poi rinnegare il proprio passato. Una vita fantastica all’estremo dell’ umana comprensione.



Eggià, il suo passato. Nemmeno lui credeva che poi fosse tanto passato. In fin dei conti la propria condizione non si era mai conclusa del tutto, era sempre lì, a fare le stesse cose. Però lui beveva più di ogni altra persona. Non la finiva più. Certo, era dipendente ormai, schiavo, ma non poteva più tornare indietro, il suo fegato ormai era spacciato, destinato a soffocare in tossiche e oscure nubi alcoliche. Stava per marcire e lui non avrebbe potuto farci nulla. Però lui era così forte da non farsi mai commiserare. Non ne aveva bisogno. Alla fine a lui bastava bere e pensare al proprio passato, senza aver timore del pensiero altrui.



A volte capitava che si risvegliasse in un posto che non fosse il suo letto e nemmeno la sua camera e magari non si ricordava nemmeno cosa avesse fatto la sera prima, chi avesse conosciuto e come avesse potuto arrivare fin là. Una cosa era certa però, aveva bevuto.



Durante la veglia però ripercorreva ciò che un comune individuo, fiero della propria nullità, sarebbe arrossito solo al pensiero di poter fare solo una delle tante cose incredibili che aveva fatto lui. Non vedeva una soluzione ai suoi problemi, anzi non la cercava affatto. Agli occhi delle altre persone lui appariva come il peggiore degli ubriachi, ma non era così. Lui non arrossiva mai. Si ricordava di quando un tempo era considerato il fulcro indispensabile al sostentamento della mondanità della sua cittadina. Aveva conosciuto le persone più famose e con alcune aveva addirittura collaborato. Aveva fatto davvero di tutto, provato qualsiasi lavoro, studiato qualsiasi disciplina, amato qualsiasi tipo di donna. Ai tempi sembrava proprio che la vita avesse i migliori frutti da offrirgli. Aveva il potere di decidere della propria vita in modo più che libero ed autonomo.



Gli anni passavano e gli amici se ne andavano, chi si sposava e chi come lui, che aveva condotto una vita sregolata, era scomparso. Lui era sempre più solo. Ad un certo punto non gli rimase altro da fare che conoscere persone nuove. Ma anche questo si rivelò del tutto inutile. Quelle persone non potevano essergli davvero amiche, di lui avevano solo una pessima immagine, nonostante potessero percepire il tipo di persona che lui fosse, non avrebbero mai capito nulla della sua variopinta personalità. Tuttavia qualcuno provava a stargli vicino, ma lui lo allontanava appena questo provava ad accennargli qualcosa riguardo il suo problema con il bere, il bere esagerato.



Una volta capitò che un suo amico, dopo aver parlato con una donna che conoscevano entrambi, gli disse: “Guarda che lei prova una certa attrazione per te. Smettila di fare il cretino! Smettila di bere! Puoi riprenderti la tua vita in mano. Ti trova addirittura simpatico.” Al ché lui gli rispose:” Dille pure che non sono simpatico quando non bevo.” Ebbro e malinconico, quella fu l’ultima volta che qualcuno lo vide in giro.

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