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Quella era la notte più bella che avesse vissuto.
Aveva passato l'intera giornata a bere con gli amici. Giornata di festa, allegria e serenità. Continua veglia nei sapori della contentezza. Quello però non gli era bastato, si era divertito come poche volte gli era capitato. Amici, bere, amici, vino, veri amici, pochi, i migliori. Giornata di sole immenso, fotofobia, spensieratezza. Quadro impressionista. Voluttà, acquarelli in libertà.
La giornata era finita, l'avevano accompagnato a casa e purtroppo, come gli succedeva il più delle volte, sempre di notte, si era ritrovato da solo in balcone a bere ancora. Di nuovo. Forse era Whisky, più probabilmente Cognac. Lo adorava. Pensava. Vedeva nero, pensieri uscivano come note da un organo scordato di una chiesa sconsacrata. Verde veleno. Giallo pestilenza. Follia. La tristezza lo ammaliava, era l'unica cosa a cui poteva pensare e di cui non temeva più il peso. Gli serviva per vivere, felice.
Fumava, una sigaretta dopo l'altra. Nubi alcoliche pesanti come marmi tagliavano l'aria in più parti ben delineate. Volare. Volere. Sognare. Un piede dal sonno, una spanna dal cielo. Ubriaco.
Più di ogni altra cosa il delirio l'offuscava, di porpora le luci concentriche dei lampioni illuminavano la via al di sotto della sua leggera anima, vuota, brilla di tepore. Canzonato, canzonava. Sonnambulo, sognava.
Il Cognac era a metà. Mezzo vuoto o mezzo pieno, il bicchiere, poco gli importava. Sonori silenzi. Intorno a lui l'alba, velata dai palazzi, arrancava nuovamente per prendere di nuovo vita, più intensa che mai.
Svuotò il bicchiere in un vaso di fianco, non ce la faceva più di tanta vuotezza. Voleva ridere di nuovo, godere. Lasciare tutto dietro sé, fregandosene, dare un senso nuovo, unico, ad ogni cosa e tornare a dormire. Il cerchio alla testa del giorno dopo gli sarebbe servito per potersi pentire di ogni cosa sbagliata. Karma.
Soffrire e godere, dolce dubbio alcolico. Eterno ritornare allo stesso balcone.
Non temere più il peso della tristezza...quante volte ho sperato, supplicato di riuscirci..e se tu ci riesci, sei un grande uomo. Perchè è vero che è amaro il pensiero di doversi, nella propria vita, abituare ad essere triste, ad accettare le cose così come stanno, come una ruota che gira ma che alla fine torna sempre nello stesso punto, ma se ci si riesce allora, forse, diventa tutto più sopportabile. Ma è estremamente difficile. Solo l'eterno pessimista ci riesce..e allora viva il pessimismo, e abbasso il sole..
RispondiElimina"La tristezza lo ammaliava, era l'unica cosa a cui poteva pensare e di cui non temeva più il peso. Gli serviva per vivere, felice."
RispondiEliminaQuesta m'è piaciuta
"Il cerchio alla testa del giorno dopo gli sarebbe servito per potersi pentire di ogni cosa sbagliata. Karma."
Questa pure
ma cosa vede da quel balcone?
RispondiElimina"Canzonato, canzonava. Sonnambulo, sognava."
RispondiEliminasi vede che l'ebbrezza ti ispira a palla
Forse la risposta è qui, forse in un altro scritto.
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