Incapaci di adeguarci a una realtà
che ci vuole appendere a una cravatta,
ci ammassiamo in piazze la notte,
giusto per ammazzarci
in labirinti di specchi
angusti e fracassati.
Ingolliamo la libertà fino a star male,
così per ritrovarci tutti accomunati
da fosche esalazioni di certezza.
Urliamo, gridiamo supplicando qualcosa che nemmeno
sappiamo (o che forse nemmeno vogliamo).
Ci viene dato tutt'altro, ma noi ci zittiamo.
Comunque in cerca di un'emozione,
più che mai forte,
che ci cavi di netto il midollo
dalla spina dorsale,
ci raschiamo le piante dei piedi,
per l'ennesima tentata evasione
dalle vacuità di cui ci nutriamo.
All'ultimo si defila la notte, e noi con lei.
Allora, distratti, ci si saluta,
ci si promette di sentirsi ancora,
anche se non ci siamo sentiti mai.
i-Ku
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