Abbarbicato in cima
ad un fiordo solitario
se ne stava raccolto un ragazzo
mai cresciuto,
né vivo né morto,
assorto in labirinti spinati
dai mille ingressi
e senza alcuna uscita;
attendeva inerme che uno tsunami
distratto gli bruciasse salmastro
le mostruose ferite
nascoste
schizzate da anni efferati
di mesta perdizione.
Se ne stava lì sopra
osservando il vuoto di sotto,
s'interrogava
come mai le lugubri onde
avessero trascinato
sulla spuma e in turbini
inghiottito ogni stella.
Udì un'aria delicata
dal chiarore viscerale,
era lei,
dietro a lui, incommensurabile la Luna,
che cantava di cieli
impercettibili
eppur così vicini,
e tenui di seta e lievi di luce.
Solo lei
riuscì ad illuminarlo,
ad eclissare calma il suo buio.
Di colpo un fragoroso boato,
lo tsunami tentò sordo
di sopraffarlo,
s'arrestò, ebbe un terribile fremito,
poi si dileguò nell'abisso
dal ragazzo abbattuto.
i-Ku
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