L'ultimo sole spazientito
tramonta insanguinato, e brucia
un'altra putrida giornata.
M'investe la notte, nel buio
dell'eccitazione sfiorita scorgo
leggiadre larve d'incertezza;
e il silenzio mi schernisce
mentre soppeso latitanze.
Una mano alla tempia, che cruda
come pistola, mi rammenta
d'aver scraciato il mio tempo
fra rovine in aridi deserti,
che per istanti ho accarezzato,
ma mai, e poi mai trascurato.
M'interrogo smunto, e perso,
nei labirinti delle mille scuse:
odio inghiottire lombrichi,
nascosti fra il ciarpame
d'un impallidito domani,
poi dimenarmi, ormai tardi,
e boccheggiare l'anima tua.
i-Ku
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