Un'ultima sigaretta
prima di lasciarsi
scivolare in pozzi
labirintici d'inconscio
sperare la quiete.
Tra pollice ed indice
un niveo lenzuolo
con cui avviluppare
un umido pagliericcio,
surrogato d'ozio,
dopo aver sofferto
interminabili frammenti
d'eterna noia estiva.
Si scaglia una pietra
e s'avvampa una fiamma.
La prima boccata
d'estasi introversa
è quella che muta
il silenzio in crepitio,
che obbliga il distratto
a distillare flussi
di crucci inattesi
in lineari pensieri.
Dipingono le altre
paesaggi in un tempo
ideale di gloria
pur sempre viscerale.
Ma è l'ultima boccata
a sancire l'orizzonte
tra il fantastico
in un attimo bramato
e l'orribile sudare
di una notte tropicale.
i-Ku
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