Stati confusionali,
delicati ed occasionali,
c'attanagliano inaspettati
mentre si lambisce
l'apice di un pianeta
con un balzo viscerale.
Con la punta del naso,
curiosamente alzata,
possiamo afferrare
il candore del cosmo
celato nell'essenziale.
Un momento incantato,
ed i baratri tutt'intorno
s'annegano negl'oceani
della loro miseria.
Le palpebre intimorite
faticano a dischiudersi,
nella speranza di fissare
nel buio della carne
quella luce fatale.
Ma la spinta s'esaurisce,
com'è maledettamente
giusto che deve andare,
un gravare solito
verso un suolo mortale.
E, mentre non si pensa
al rovinare nel vuoto,
non ci resta che tentare
l'inconscio assaporare
di quell'attimo sognato,
forse, e in eterno anelato.
i-Ku
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