i-Ku

28 aprile 2012

Così brucio

Davanti a quel putrido locale di San Salvario,
tu, capitata di notte per sarcasmo del caso,
m’hai sequestrato ogni mia distrazione e io,
come rapito col rapitore, mi sono impietrito.

E tu eri attesa altrove, perché ti sei fermata?

Eppure ci siamo ubriacati con curiosità e
da sconosciuti ci siamo facilmente decifrati.

Tu che ti nutri d’inarrivabili parricidi russi
e di mitiche Borodino, m’hai dissanguato,
ed i miei timidi occhi fotosintetici
avevano davvero bisogno di tue radiazioni.

T’è fuggito un sorriso, e te l’ho raccontato;
e a suo agio anche il mio s’è mostrato
dopo ere ch’era marcito, dalle labbra segregato.

Tu che con la mano sinistra dipingi in segreto,
sfogliando trapianti di miocardi con la destra.

Abbiamo barcollato nel buio scoprendoci
per le vie accecanti del centro di Torino.
Poi siamo scesi ai Murazzi, e l’inferno.
Ricordo, un attimo sei ammanettata a me,
l’altro ti sei dileguata con gentilezza.
Io, impaurito, t’ho persa, disorientato
come ogni sabato: a squagliarmi la carne
tra fiamme di etanolo e nubi d’afgano,
da solo, in mezzo ad un branco di dannati,
d’anfetamine animati e da coscienza privati,
dannandomi il fegato senza ritrovarti.

Così brucio, bruciatomi un’occasione:
la mia punizione per mancata determinazione.

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