Amour fou, è questo che era lei per me. Avrei fatto di tutto, ho fatto di tutto per lei. Diceva che avrebbe voluto rimanere sempre giovane, spensierata. Era splendida come un’eclisse, fresca come la rugiada a mezzogiorno; nel suo sguardo spento amavo perdermi nel candido cosmo del suo Io. Non dormivo la notte per lei: paranoie d’insonnia. Andava per locali, ebbra di giovinezza, e sublime danzava: ondeggiava i fianchi e contraeva il bacino come una serpe sensuale; trasmetteva libido persino dalle ascelle. Era capace di incendiare anche l’animo più ignifugo. Ma io non ero lì con lei.
Quando uscivamo, rimanevo incantato a sospirare e a contemplarla mentre mi cinguettava sbadigliando le mie inadempienze. Era ricercata da chiunque, chissà quante volte l’ho ascoltata scherzare con qualche suo amico: guardarla ed ascoltarla al cellulare mi davano vita. Non avevo mai tempo per lei, e giustamente me lo faceva capire. Facevo il possibile per mantenere entrambi, pagare l’affitto del nostro appartamento, il suo estetista e il suo massaggiatore. La spesa per quest’ultimo meritava davvero visto che lei ci andava spesso; diceva che lui, per farla rilassare al meglio, conoscesse una tecnica particolare per la quale lei doveva stare sul lettino totalmente scoperta, e gli olii erano praticamente introvabili, carucci insomma. Ma la sua pelle dopo il trattamento era davvero distesa. Ero un incapace, e lei giustamente me lo faceva capire tornando a casa la notte profumando di alcol ed essenza maschile. Ero innamorato, avrei fatto di tutto per lei. Ora capisco il mio errore. Ma non potevo lasciarla da un giorno all’altro, l’amavo disperatamente. Così una notte, tornata a casa, mentre stavo dormendo, le suonò il cellulare, glielo tolsi di mano e con quello le sfondai il cranio: amor fu.
i-Ku
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