i-Ku

27 luglio 2011

Sputtanarsi


 



TORINO. Da ieri Guglielmo Alfieri,


uno studente di 25 anni,


infruttuoso e deludente,


educatore maleducato, poeta


sfigato, sognatore arreso, si è chiuso


al sesto piano nel suo appartamento.


Non vuole vedere, né ascoltare, nessuno.


La vicina di casa, 53 anni,


casalinga stimata, ha dichiarato:


<< Chi, il vicino? Sempre spensierato.


Torna frastornato ogni mattino.>>


Sono stati i genitori, rispettabili


ed allibiti, a dare l’allarme alla polizia;


intervistati, hanno ammesso:


<<Da quando di casa se n’è andato,


in lui qualcosa non è più tornato.>>.


Gli amici  esterrefatti:


<<Guglielmo è una persona perbene,


anche se nelle serate passate


in nostra compagnia,>> dicono, <<Troppo


spesso è solito alzare un po’ troppo


il gomito, e l’indomani confondersi,


o dimenticarsi persino di tutto,


della notte trascorsa per strada
barcollando e brancolando.>>


Così ieri si è barricato in casa,


ha serrato gli scuri, il portoncino;


si sospetta abbia staccato il telefono


e spento il cellulare, e ammutinato


da qualsiasi network sociale.


Sotto casa, in mezzo alla strada,


si è formato un presidio spontaneo


affollato da amici, parenti, sconosciuti:


gridano e urlano alcuni, sperano ch'esca,


altri, in silenzio, si disperano.


Le ultime indiscrezioni: un'amica,


l’ultima ad averlo visto, <<solo e penoso>>,


Ha rivelato che il venticinquenne, 
impudico, sta scarabocchiando


il suo ultimo Haiku, il numero 77:


 


“Perle oscure


in abissi torbidi:


Luci dell’Io.”


 


La polizia non ha più alcun dubbio,


dev’essere lesta, esemplare,


non c'è più tempo da perdere, 


è pericoloso, per se stesso, per gl'altri,


bisogna sfondare la porta,


fermare Guglielmo Alfieri,
vivo,
 innegabilmente reo


da ieri colpevole di solitudine.

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