TORINO. Da ieri Guglielmo Alfieri,
uno studente di 25 anni,
infruttuoso e deludente,
educatore maleducato, poeta
sfigato, sognatore arreso, si è chiuso
al sesto piano nel suo appartamento.
Non vuole vedere, né ascoltare, nessuno.
La vicina di casa, 53 anni,
casalinga stimata, ha dichiarato:
<< Chi, il vicino? Sempre spensierato.
Torna frastornato ogni mattino.>>
Sono stati i genitori, rispettabili
ed allibiti, a dare l’allarme alla polizia;
intervistati, hanno ammesso:
<<Da quando di casa se n’è andato,
in lui qualcosa non è più tornato.>>.
Gli amici esterrefatti:
<<Guglielmo è una persona perbene,
anche se nelle serate passate
in nostra compagnia,>> dicono, <<Troppo
spesso è solito alzare un po’ troppo
il gomito, e l’indomani confondersi,
o dimenticarsi persino di tutto,
della notte trascorsa per strada
barcollando e brancolando.>>
Così ieri si è barricato in casa,
ha serrato gli scuri, il portoncino;
si sospetta abbia staccato il telefono
e spento il cellulare, e ammutinato
da qualsiasi network sociale.
Sotto casa, in mezzo alla strada,
si è formato un presidio spontaneo
affollato da amici, parenti, sconosciuti:
gridano e urlano alcuni, sperano ch'esca,
altri, in silenzio, si disperano.
Le ultime indiscrezioni: un'amica,
l’ultima ad averlo visto, <<solo e penoso>>,
Ha rivelato che il venticinquenne,
impudico, sta scarabocchiando
il suo ultimo Haiku, il numero 77:
“Perle oscure
in abissi torbidi:
Luci dell’Io.”
La polizia non ha più alcun dubbio,
dev’essere lesta, esemplare,
non c'è più tempo da perdere,
è pericoloso, per se stesso, per gl'altri,
bisogna sfondare la porta,
fermare Guglielmo Alfieri,
vivo, innegabilmente reo
da ieri colpevole di solitudine.
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