i-Ku

19 aprile 2011

Proterve esperidi rassegnate (Ode alle puttane)

Proterve esperidi rassegnate,
per non sprofondare pallide
nell'abissale asfalto intorno,
come pazienti camaleonti
che in attesa dondolano e incerti
lentamente metronomicamente,
cercano la mimesi coll’atro
notturno (incubato da cementi
inoculato da luci intermittenti
assediate da falene allucinate
stordite ingombranti sperdute)
ai lampioni attanagliati a piombo,
coi rostri arrossettati non arrossiscono
al fermarsi voluttuoso di mosche.
Viscide sbavano, occultandosi
alari cicatrici ormai atrofizzati
dietro a sedili reclinabili e madidi.
Occhi roteanti, accigliati pesantemente
e appalpebrati focalizzano rapaci
sul ciglio esche predatrici, da vigili
e invisibili sentinelle intimidite,
mentre affrettate esse donano
sangue gelido e apatica umidità.
Esperte, allungano lingue assetate
e svelte verso magri compensi.
E poi, rivestite, di nuovo pazienti
in attesa riprendono le danze.

Oh proterve esperidi rassegnate,
perdono, avremmo dovuto salvarvi
e non farvi proteggere, anziché farvi
nei templi scoperti divinità esemplari
a cui far tendere la disumana civiltà!

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