i-Ku

19 marzo 2011

A me

È duro accettare
Di aver consegnato
La tua anima sconfinata,

Eppure così sottile,
A scaltri e squallidi
Cannibali notturni,
Crudeli morti viventi

Dagl’occhi opachi,
Midriatici, dalle mascelle

Costantemente fuori sede
E da tipiche frasi,
Stupefatte, mute.
Docile, sei circondato;  
Ti divorano le viscere
Che poco a poco
Si decompongono, simili
alle loro putride carni.

È duro ammettere
Di aver sbagliato
Come ogni maledetta
Volta in cui si crede
Di essere nel giusto,

Presuntuosamente.
Come hai potuto

Pretendere che potesse
Qualche anima sublime
Donarti il suo cuore, sano, 
Dopo che, senza pensare
Alle conseguenze, 
Hai fatto trapiantare il tuo

In un altro torace
Ingrato e freddo come
Quei cubetti amari
Di spenta allegria?
Povero idiota, destati
Dal torpore comatoso!

È duro contemplare,
In silenzio, cestinando
Le notti identiche

Nel tentativo vano di
Abbracciare Morfeo,
Le scelte miopi di altri
Se per loro, invano,

Hai scelto il martirio
Della tua anima dannata.
Povero coglione,

Non hai mai intravisto
Una valida possibilità

Di sicuro guadagno
All’interno di una logica
Sensuale di mercato?

È duro sopportare,
 ma
In fondo chi se ne fotte
Se tu ti sei fottuto
Con le tue stesse dita 
Cercando di ricongiungerle
Ad altre, uncinate e

Tanto fragili da lasciare
Subito la presa, e graffi,
Profondi come
Falde vulcaniche
In latente ebollizione.
Morirai dissanguato,
Solo, e lapidato
Da pietre tanto preziose
Quanto inutili.

Ed è duro far capire
Il tuo punto di vista

A lucertole viscide
Che ti osservano,
Con occhietti vispi,
Pronte, consapevoli
Di zanne che ti nascondono
A labbra serrate, a morderti
Il tuo sicuro sterno
Perché solamente loro
Sono in grado di farlo
Vibrando lingue sibilanti.
Il tuo punto di vista,
Mutato da quando
Non volevi accettare,
Ammettere e contemplare
Non poteva sopportare,
Non capivi che lo spazio

Ti stesse soverchiando,
Sebbene tu, allora,
Lì ti crogiolassi,
disinvolto:

Vivi, e lascia morire!

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