i-Ku

19 maggio 2009

Immenso.

















































































































































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Aveva deciso di trascorrere quel freddo pomeriggio invernale semplicemente standosene seduto su di una panchina sulla riva del lago.



Era da qualche giorno che quell'idea gli era balzata per la testa. Si era svegliato di prima mattina per giungere fin lì verso sera. Aveva bisogno di rompere con il trambusto della settimana passata a lavorare. Non sentiva altro bisogno se non quello di starsene seduto davanti al lago, in pace con sé stesso.



La luce del sole era scomparsa da poco e aveva lasciato spazio a una distesa immensa di nubi, dalle quali scendeva leggera la neve. Era uno spettacolo meraviglioso. Volgeva lo sguardo al cielo e si sentiva rapito; perso in quella moltitudine di minuscoli cristalli bianchi che danzavano soavi, sospesi in aria, ognuno seguendo il suo percorso. Scendevano lentamente; si sentiva un tutt'uno con essi, gli pareva di essere un filo d'erba accarezzato dal dolce abbraccio candido della neve. Un raggiante sorriso gli comparse sul volto. Non era mai stato così bene. Nonostante tutto fosse così calmo e silenzioso, gli sembrava che armonici accordi di pianoforte gli suonassero nelle orecchie, seppure esse fossero coperte dal suo berretto di lana. Il lago di fronte a lui era ridotto ad una bianca lastra di ghiaccio; lo sentiva sussultare come un battito di cuore, come il suo; il lago gli sussurrava dolci parole. Si sentiva estasiato da tanta naturale e sublime bellezza. Gli alberi, che abbracciavano tutto il lago, sembravano ricoperti da batuffoli di cotone. Il pensiero volava oltre le nubi, oltre il lago e oltre gli alberi; volava altrove nell'immenso e nell'eterno spazio della sua giovane mente. La gioia l'aveva trasportato nell'estasi più dolce di tutte. Amava e si sentiva amato, si sentiva parte integrante di quel dipinto di divine mani, serene come l'acqua di sorgente. Era parte di tutto e tutto gli apparteneva. Era svuotato di ogni sorta di pensiero negativo e aveva colmato l'animo con i più profondi sentimenti.



Non avrebbe mai più voluto alzarsi dalla panchina, avrebbe preferito rimanere seduto lì per sempre, senza sentire il passare del tempo; qualcosa però lo fece per lui.



Sentì le gambe muoversi da sole, verso lo specchio del lago. Lo portarono al centro.



Si guardò intorno, girando al contempo il corpo con una sorta di regale piroetta. Percepì il rumore del rompersi del ghiaccio sotto i suoi piedi. Non poteva fuggire, non voleva. In un attimo cadde in acqua. Il gelo gli arrivò fino al cuore; sentiva il battito farsi sempre più lento, farsi tutt'uno con il battito del lago. Si lasciò accogliere da quel gelido abbraccio, sorridendo di gioia perché si sentiva dentro. Dentro l'immenso.

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