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Quella notte aveva davvero bisogno di vomitare, sarebbe addirittura arrivato al punto di espettorare il proprio denso sangue, misto al viscido muco e acido gastrico.
Tutto gli sembrava così diverso e privo di alcun significato, la nausea lo pervadeva fino al midollo.
Aveva appena passato uno di quei periodi che qualsiasi persona si vergognerebbe persino a pensare, sballottato in ogni dove dai suoi sentimenti e privato dell'amor proprio. Quella freddezza che lo circondava ora era soltanto una cosa insignificante rispetto a tutto ciò che gli era accaduto. Vedeva d'innanzi a sé soltanto paura, paura di continuare quell'insulsa vita che ormai si portava appresso da molto tempo. Ogni sera da qualche mese si ritrovava lì. Insicuro di tutto e di tutti.
Chino sui ciottoli, affianco ad una panchina del parco, osservava stelle che ora gli apparivano opache e sfocate, disperse in chissà quale universo, così lontano da non poterlo nemmeno puntare. In quell'umidità il suo respiro, lungo e profondo, provocava una sorta di condensa che a più di un metro da lui si sarebbe dissolta come una nuvola nelle altre. Il freddo lo mordeva sulle mani, nonostante le tenesse congiunte, avvinghiate al corpo. Le orecchie, irrigidite e tutt'uno con la testa, non facevano altro che fischiare, un suono tanto acuto quanto duraturo.
Se fosse riuscito avrebbe vomitato lì a fianco, a portata di gola. Non gli interessava nulla se si fosse macchiato i vestiti, mai gli era interessato qualcosa veramente, li aveva presi in saldo ad una bancarella del mercato. Voleva solo vomitare tutto il suo male. Avrebbe sporto adagio il mento oltre la spalla destra, infossato il collo, guardato in basso e con qualche sussultorio movimento della laringe avrebbe rigurgitato tutto, ogni cosa, assieme al vomito la sua vuotezza. Sarebbe durato qualche interminabile attimo, di certo gli sarebbe bastato solo quello.
Provò.
Non successe nulla.
Provò ancora una volta.
Niente.
Stremato, diresse il suo indice e il suo medio a modo di stecco verso la gola. Appena dentro alla cavità si accorse di quello che sarebbe accaduto. Con quel poco di fermezza che gli rimaneva tirò indietro la mano, scosse la testa rapidamente.
A stento si rimise in piedi aiutandosi con la panchina quasi fosse una stampella. Imboccò barcollando il sentiero che portava a casa. L'alba stava arrivando.
" Da domani non berrò più!".
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