La luna,
così vermiglia da sfiorarmi la pelle,
dopo essersi gonfiata come il ventre
di oche da foie gras,
ingoiando attorno coltri di stelle,
che piccole, sempre più piccole,
tradite da quell'unica amante,
si sono spente,
soffocandosi a vicenda in un oceano di lattice;
la luna
così è esplosa.
Intanto contemplo
imbarazzato
questo spettacolo feroce.
Di quella mancanza sento tutto il peso,
lo rivivo e lo soffro sulla mia groppa,
sempre più ritorta, ricurva -
un ponte che sta per cedere, seppure senza schiantare.
Non una lacrima mi corrode
il viso,
non un singhiozzo
mi sfonda la gola.
Eppure so che non posso più fermarmi
a guardare inerte,
non posso più soffrire di nascosto
tra questo buio,
a costo di spaccarmi le vertebre.
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