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Botti

Fanculo, signori,
è la notte dei botti,
ognuno s'adombra,
s'ammanta l'altro di merda.
Di tenue il lampione ci piscia
luce non pagata,
un attimo è appena passato
(apnea di cobalto).
È tutto come non sembra,
sembra tutto come non è mai stato.

Haiku n.17.2

Indugian fumi
fra cremisi boccate
al buio. Dormi!

Piccolo-borghese

Indigesti reportage da ristoranti,
frigide gioie termali,
fugaci esodi da semplici turisti,
mille folli notti identiche da ricordare:
la banalità del dramma seriale.

Per nasconderci
l'incommensurabile
vuoto che ci anima,
precipitare
in tentazioni popolari;
spacciare falsi d'autore,
solo per farci invidiare -
un presente da Veneri solitarie,
abortire anonimi
futuri da scappare.

Banale

Potrei ringhiare
contro ogni ingiustizia,
borbottare
contro le mie inanità;
tormentarmi per aver perso tempo
da spendere con profitto,
in mezzo a quest'aspartamica
mediocrità.
Potrei essere migliore
di ciò che sono:
un'inflessibile larva che vomita
un ammasso di rancidi propositi.
Potrei...
ma stanotte non mi va.
Stanotte io starò con te,
mio sublime disincanto
e mia sobbollente serenità.

365

Tremavamo
riservati,
ebbri,
ci
entusiasmavamo,
nuovi;
toccandoci,
osavamo
sentirci
e
scrutarci,
sorridenti.
Amandoci,
noi
torniamo
ancora,
cercandoci
incessantemente,
naufragando
quaggiù,
uniti,
eletti.

Il mostro e la Luna

Insudiciato
l'asfalto chiese alla Luna
dove fosse finito
l'immacolato suo vello
di ghiaccio.
"Non l'hai meritato",
fugace la sua risposta
e, sì, sfacciata.
Ci mise poco a dileguarsi
il mostro,
incupito e sgraziato,
sotto lo sguardo protervo
di tutte le Stelle.

rame

Ed eccoci qua
Al punto di non ritorno:
Essere o dover essere?
Si dovrebbe.

Si mischia la nebbia,
Si edifica un muro.
L'abbiamo atteso -
A lungo abbiamo scavato.

Eoni di malessere,
Schiavitù sul piatto
Di una bilancia.

Il catrame si dirada;

Ho smesso di sostituire
Il freddo al rame.

Vedremo!

e vorrei scrivere

Sgorga un blu,
allattandoci per Sirio.
S'annulla in uno stereotipo notturno;
s'empie d'impazienza.
È mattina,
mi detergo d'inchiostro
e vorrei scrivere
di Te.

"A Speeding Car"

Estasi serotine
lungo trame d'oblio,
incalzate d'abbaglianti
devoti all'urto:
urlo e gemo
d'intima pace.

Aorta

Piangetevi addosso,
voi, voi che potete.
Piangete!
Avete mancato il vostro proposito
oggi,
lo avete mancato:
chissà quale smacco?!
di giallo dipinto,
d'inedia contorto;
di nero lo sfondo,
d'invidia pestato;
di rosso amato,
lo schianto sillabato.
Piangete, anime,
piangete!
Il dubbio v'obnubila l'essere
e vi secca l'Aorta.

di dilettanti spogli

Il mondo arde
mentre lo agogniamo,
fiamme di vespro
rodono le carni
di dilettanti spogli.
Un unico pensiero
ci divora il cielo:
chissà quando
torneremo?

d'agata e cioccolata

Nei tuoi occhi
d'agata e cioccolata
perdersi, e ritrovarsi
immensi, 
amati:
la prima volta,
al di là di un'eternità bruciata,
smarrita
ai margini dell'esistenza; la mia
prima volta,
mio prezioso scricciolo suadente,
con te, 
così simile a me.

Una morte scontata

Davanti a noi
l'ultimo film in programmazione,
un horror
di serie B.
Perché ti ho portata?
Non me lo spiegherai mai.
Tentacoli, muffa,
un lago salmastro,
un mostro;
la realtà non è tanto poi diversa
da qualsiasi nostra
perversione.
Si dissanguano i protagonisti,
uno ad uno,
pallidi, disillusi,
intenti a salvarsi il culo.
Soffre solamente il Mostro,
incapace, colpevole,
a quanto pare -
e noi a fotterci il cervello
a capire cosa abbia mai fatto
per sembrarci così abietto.
Una fine già scritta,
la sua, una morte scontata,
l'ennesima;
quella fine che non potremo
mai cambiare.

Verso l'Omega

Possiamo tessere trame
d'oblio, Noi,
abituati a sbavare
argentei fallimenti; non
vi guarderemo,
maniaci senza rètina,
avvicendarvi senza mèta.

Pronti a soccombere
a ogni istante,
marceremo verso l'Omega.

Dove siete spariti, spiriti perversi?

Fra i succhi gastrici
ci siam già corrosi,
embrioni in sacche sterili,
attendendo, pronti,
il vostro risveglio.

La carne che ritorna carne -
un taglio,
reciso come un orizzonte
mai nato:
un ratto invischiato
che nella colla si crogiola,
rosicchiandosi
il proprio passato.